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©2024 MA.G | Mauro Giacobazzi

ROCKET MAN

I’m a rocket man, rocket man, burning out his fuse up here alone, and I think it's gonna be a long, long time ’til touchdown brings me ’round again to find. I’m not the man they think I am at home…

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Hei John, non avere paura, prendi una canzone triste e rendila migliore, ricorda di farla entrare nel tuo cuore, solo così la puoi pulire, sai bene che è lo sciocco che fa il “figo”, pensa di portare il mondo sulle sue spalle, ma questo diventa sempre più freddo, e allora puoi scaldare la sua pelle solo con la tua voce.

 

Marte non è il posto giusto dove poter vivere, lavorare e crescere i figli, in effetti fa un freddo dannato e non c’è nessuno che possa aiutarti, nemmeno tutta questa scienza di cui ci fregiamo può colmare questo divario di temperature, rimani un solitario nello spazio su un volo così, senza tempo, e dovrai trovare ancora molto, molto tempo per salire sul touch-down che ti riporta sulla terra.

 

Quella sera ho fatto le valigie, era la sera prima del volo, l’ora zero, ero un po’ sballato come un acquazzone in una tormenta, avevo lasciato un amico a terra, mi mancherai tanto, ho pensato, un viaggio in solitario nello spazio senza tempo, non sono l’uomo che pensavo di essere a casa, ora sono il rocket man che ha acceso la miccia quassù da solo. Quando scenderò, quando potrò andarmene? Avrei dovuto ascoltare l’amico a terra, trattenermi con lui negli studios, ma non potevi fermarmi, ero troppo giovane e non potevo cantare solo il blues, non sono mai stato un regalo da aprire per gli amici.

 

Oh, ho finalmente deciso, il mio futuro non mi mente, quassù non ho strade da seguire, numeri civici da trovare, ristoranti da frequentare, ma solo il silenzio tombale e luci falsate dall’oscurità sovrana. Ti occorreranno un po’ di vodka e qualche tonico per rimetterti in piedi e forse trovarti un sostituto, ce ne sono molti come me da trovare, prova ad annusare questi bocconcini per te così importanti, non è un sacrificio e nemmeno una prigione, non versare lacrime per dannarti, caccia la gelosia che ti brucia dentro e scalda il tuo cuore.

 

Sono seduto al pianoforte, ho stivali elettrici, una giacca di mohair a righe, l’orchestra con i violini non la vedo, ma è nei paraggi. I ragazzi sono già fuori di testa, sono strani e favolosi e grido loro di attaccare la spina della musica elettronica, quassù abbiamo un gran numero di non credenti, non troviamo riviste da leggere e sono senza età, possono anche non riprodursi, il loro sangue si coagula come ghiaccio e una luce fredda e solitaria brilla dentro di loro, una maschera che usano per coprire gli occhi, e sfuggire al giudizio della loro età.

 

Noi siamo un enorme serbatoio pieno di tempo, ma abbiamo bisogno solo di un altro momento, ma abbiamo bisogno solo di un altro momento per vedere la luce del giorno, per farci portare in un’altra terra di cielo aperto dove non ci sono dannati e nemmeno schiavi in catene, ma solo il tiepido vento di Dover che sta strisciando sui nostri corpi e i nostri Levi’s sbiaditi, possiamo prendere la pioggia di notte e affogare al sole del giorno. Per prendere e per dare e per giocare. Non so chi tu sia, ma sei una vera maniaca dell’amore, una vera suoneria morta per amore, ma so che abbiamo cose migliori da fare che suonare il rock’ e roll e bere birra a volontà, cerchi soddisfazioni anonime e fugaci, ma hai il tipo di mente che non fa a meno di pensare, provi e prepari il tuo corpo per partire, devi bazzicare in una giungla, ooh… hai un tipo di gambe che fan ben più che camminare, non perderti in discorsi piagnucolosi, i tuoi occhi fanno più che vedere, hai un sacco di coraggio e le tue labbra non si limitano solo a bere, ricordati sempre che abbiamo cose migliori da fare. La mia testa girava per il profumo che sentivo mentre le mie mani armeggiavano con la tua cintura di plastica bianca, ho asciugato il tuo rossetto rosa e allora mi sono sciolto, ti ho sussurrato all’orecchio “stasera sei davvero mia” ripiega la testa e ricomponi i capelli, John sta cantando la sua ultima canzone, mettimi le mani al collo e proviamo a cantare insieme, è stato un breve intermezzo e un’avventura di una notte di mezza estate, ma ormai è ora di voltare pagina, conosco il territorio che ho esplorato e presto diventerà tutta polvere e tutti cadranno, tutto diventerà freddo e le notti saranno scolpite nel ghiaccio. Non possiamo costruire una città di smeraldo con granelli di sabbia. Non considerare sacro quello che ti ho detto, puoi colorare la mia vita, sono così stanco del bianco e del nero, prova a farmi un po’ di magia con le tue mani, non ho alcun motivo di impazzire, proviamo a splendere, altrimenti non ci sarà più ritorno.

🎧 STATO D’ASCOLTO – Il conto alla rovescia

Volume emotivo: controllato, teso
Colore sonoro: acciaio lucido e ambra notturna
Tipo di voce: razionale, ferma, con sottotono di paura
Tessitura emotiva: metodica, fragile, rituale

 

✒️ NOTA D’AUTORE
La partenza è un atto mentale.
Non c’è eroismo, solo il gesto tecnico di chi si prepara a perdersi.
La voce parla da dentro una tuta pressurizzata, con un respiro artificiale che tiene insieme fede e disciplina.
L’universo inizia nel battito di un motore che assomiglia a un cuore che non vuole battere troppo forte.

©2024 MA.G | Mauro Giacobazzi