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©2024 MA.G | Mauro Giacobazzi

COMBINE DANNATA

 

Don’t You (Forget About Me) — Simple Minds, 1985

Marcia Trionfale (Aida) — Giuseppe Verdi, 1871


 

🎼 Ouverture

 

Sto per dare il massimo allo spettacolo: eccomi qui. Adesso balla, scuoti i pantaloni, inizia a suonare, muoviti. Senti il basso in faccia, controlla il flusso: è bello andare. Eccoci, fai un po’ di rumore.

Lasciami sconvolgere il tuo mondo: fai il tuo dovere, muovi quel bottino, sbrigati e fammi sapere l’accordo.

Puoi sentirti il giudice che non ha bisogno di prove per indicare agli schiavi la via per la verità. Non sarai mai battuto, nemmeno tra mille anni: quando il fuoco si spegnerà e l’oscurità comincerà ad avanzare, non commettere errori, basta un momento e puoi trovarti alla sbarra.

 

Abbiamo tutti commesso gli stessi sbagli: uno sguardo stupido, un sorriso di troppo. Faresti meglio a guardarti attorno. Un giorno, rientrando a casa, vedrai la possibilità che tutte quelle stanze abbiano occhi per giudicarti. Non dare il tuo cuore e la tua anima a qualcuno di nuovo.

 

🌀 Il tormento degli autori

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Hai fumato e poi mangiato nove barrette di cioccolato. Vuoi dire che David Bowie dovrebbe essere un’artista più grande? Aggrotti la fronte, poi prendi sonno come un labrador tatuato. Ti risvegli con grossi timori che martellano chiodi nella tua testa: ti stai distruggendo in questa tempesta con te stesso.

La mia macchina da scrivere è rimasta a casa, sulla scrivania dello studio degli autori tormentati. Pensi a cose che non scrivi mai: mi pare tu sia in modalità antisabotaggio. Spintoni per strada, eppure ti piace lo show.

Ma dimmi: come farò a decifrarti?

A volte mi chiedo se manderai tutto a puttane. Capisco che deve andare tutto così: siamo folli. All’ultima cena hai sfilato un anello dal dito medio e lo hai infilato in quello dove la gente indossa le fedi. Ci è mancato poco che il mio cuore tracimasse.

In minuscolo, dentro un caveau, qualcuno mi ha sussurrato: non esistono cattivi pensieri, solo le azioni parlano. Certe fantasie fatali cedono il posto all’ultimo respiro affannoso. Uno scivolone e si ricade nel labirinto di siepi: che brutto modo di morire. Continuo a ricordare cose che non ho mai fatto; mi è rimasto solo il permesso di piangere.

 

La mia unica condizione è che tu mi dica che ti ricorderai di me: in piedi, con un bel vestito, mentre guardo il tramonto. Ti seguo in giro, intrappolato con te a scrivere tutta la notte, spossato da sogni sfrenati. Berrei quello che pensi e sarei fatto per aver fumato le tue battute fino all’alba.

Sabato sera, ballare con me stesso: è l’orlo di una ruga nel tempo. Sedici agrodolci all’improvviso. Sbatto la portiera della mia macchina: che te ne pare? Scommetto su tutti e tre per noi due.

 

Sopravvivenza dell’umanità: stiamo esaurendo il tempo. Dovresti salire a bordo di questo viaggio unico nel suo genere. Il nostro Santo Graal ora è ridefinito: uomo digitale, alieno cambiato per sempre. Ne comprendi il significato? Conto alla rovescia per il decollo, sistemi online. Un saluto a tutta l’umanità.

In qualunque misura di essere umano, non sei mai stato all’altezza. L’obiettivo era arrugginire la mia scintilla? Sei sprofondato nell’oblio anche tu.

Una volta arrivò la tua regina, ma la trattasti come una fuggitiva. Dormivi con una pistola sotto il letto, forse stavi scrivendo un libro, o forse eri una della cellule dormienti. Hai spento le luci del palco quando ancora ti stavi esibendo.

 

 

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Voglio una casa con il pavimento in Nokia, così la base tiene salda. In quelle stanze c’è il mio cuore per sempre e i muri sono in eternit. Digito numeri sul tastierino, ma non chiamerò nessuno: è solo per ascoltare il rumore. Qui non vedi sparatorie, ma la vita ripresa come se in testa avessi una Panasonic.

 

Guardo vetrine con cifre da capogiro e so che dover essere simili è un male condiviso. Accumuliamo scene censurate che vediamo solo alla fine del nuovo cinema neorealista. Ritorna la somma tra amici di famiglia: quartiere, paure di altri insulti, preghiere, canzoni vuote. Capirsi a volte diventa complesso, ma il mondo è sferico e non si limita a un cerchio. Lo tengo nel palmo della mano mentre vado in giro con le mie Nike bianche, attento a non macchiarle: ne ho solo un paio.

 

Io non voglio essere real, voglio essere ricco e fare dieci volte la MilleMiglia. Nella city è un film: I make my dance. Non rispondo ai finti talk show. Le mie trecce sono sempre clean. Sono un emergente da qualche anno: puoi solo copiarmi, sei un loser.

 

Ho amici col brevetto da spallati: lavorano il doppio degli altri, hanno cento key e una wagon. Ma smettetela di raccontarla: tanto ti sposerai coi soldi e il corredo. Tu non ne hai, ma li spendi al club in cose futili, in fumo. E infatti bruci tutti gli stipendi. L’ho imparato da mio padre: quello che dico, poi lo faccio.

 

Vengo da dove c’è un mare di soldi, nulla di più e nulla di nuovo. E sempre di poco si parla. A volte nemmeno un antidolorifico basta per essere meno timido: non ti cura, ma ti calmerà il sintomo. Hai mai visto un uomo morire per diventare un best seller?

Se nascondi la polvere sotto il tappeto, poi te la ritrovi sulla pelle. Se stai scappando da te stesso, fai un bel respiro e corri per sempre. Vorrei fermare il tempo. Il mondo è complesso e non lo spieghi in pochi minuti. Entro nella vasca e voglio solo sciogliermi nell’acqua; mi riempio le tasche di cloro così mi disinfetto da solo. Resta un bruciore di stomaco: sarà che ho bevuto qualcosa, sarà il tuo concentrato di odio, grazie.

Sarò io che sono un po’ Narciso: guardando il soffitto mi sento sospeso, ma forse mi piace quel filo. Stare in equilibrio, mischiare le carte, capire che il cielo non è poi così grande. Io voglio il mondo, e quello che c’è dentro.

©2024 MA.G | Mauro Giacobazzi